Mia è una giovane
traduttrice che lavora per la radio francese, a Parigi. Una sera invece di
rientrare a casa decide di andare a bere del vino in una brasserie. La donna si
siede e guarda gli avventori agli altri tavoli: una coppia matura, due ragazze
orientali, un gruppo di amici che festeggia un compleanno. All’improvviso si
odono degli spari e in men che non si dica alcuni uomini, armati di fucile,
iniziano a sparare all’interno del locale. Sopravvissuta all’attacco, Mia dopo
tre mesi torna a Parigi e sul luogo dell’attacco per capire quello che le è
successo: la sua memoria infatti si è bloccata ai primi colpi di arma da fuoco.
Alice Winocour (Premio César 2016 per la miglior sceneggiatura per il film
“Mustang”) scrive e dirige, ispirandosi ai fatti del 13 novembre 2015 (e
basandosi sulla testimonianza del fratello, sopravvissuto alla strage del
Bataclan), il suo quarto film per mostrare il dramma profondo delle vittime
sopravvissute a un attacco terroristico: molti non ricordano con esattezza
quello che è successo loro, se erano da soli, se si sono nascosti e dove, con
chi, mentre attendevano l’arrivo della Polizia. L’interesse della regista è
ricostruire il delicato puzzle della memoria di Mia, cui presta il volto e le
movenze un’ottima Virginie Efira, premiata con il Cesar 2023 per la migliore
interpretazione. L’attrice belga ben interpreta il disorientamento che la
perdita della memoria le provoca e l’incapacità di ricominciare la propria
vita. Il racconto si sviluppa passo passo, e lo spettatore si fa testimone dei
ricordi frammentari di Mia, la segue nelle sue scoperte e nelle sue ricerche.
L’incontro con Thomas (un bravo Benoit Magimel) altra vittima dell’attacco la
aiuterà a capire che “bisogna essere almeno in due per ricordarsi”. Ricordare
vuol dire poter affrontare meglio la propria realtà di sopravvissuti. Riabbracciare
Parigi (meglio il titolo originale “Revoir Paris”) è ben scritto, emoziona senza
suscitare facili lacrime e arriva in Italia con un anno di ritardo. Al cinema.

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