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giovedì 30 gennaio 2025

HERE di Robert Zemeckis



Here, ovvero qui. Il nuovo film di Robert Zemeckis parla di un luogo qualunque, un piccolo quadrato di terra dai tempi dei dinosauri ai giorni nostri, seguendo le vicende di una tipica famiglia americana. Gioca con il tempo, e alterna passato, presente e futuro a volte anche  simultaneamente, come a dire che il tempo, in un certo senso è sempre quello, e l'uomo non è cambiato nelle sue manifestazioni di vita, di amore e di morte. La macchina da presa inquadra sempre lo stesso perimetro mentre quadrati e rettangoli digitali compaiono e si aprono sulla scena passando alla successiva, nel passato remoto o prossimo in un'alternanza temporale che prosegue per tutto il film. Che, va detto, in questo è senza dubbio geniale, però alla lunga il gioco annoia un po', nella sua ripetitività formale alla ricerca del proprio stile. Discutibile, ma efficace, girare con l'IA che modifica le età filmiche dei due protagonisti principali. In questo modo Tom Hanks e Robin Wright possono interpretare i loro ruoli sia da giovani (il ringiovanimento con IA e' strano nel risultato) che da meno giovani. Il film però soffre del limite dello spazio racchiuso che lo trasforma quasi in un kammerspiel stucchevole e noioso che tradisce l'idea di partenza dello script (del pur ottimo Eric Roth), un graphic novel dell'americano Richard McGuire. Questa sofferenza lo imprigiona in una mera operazione stilistica che poco emoziona e interessa perché si ha l'impressione di guardare una storia già vista altre volte, seppur raccontata in modo differente. Detto ciò il film è senza dubbio originale e merita la visione. Al cinema.

giovedì 22 febbraio 2024

UPON ENTRY – L’ARRIVO di Alejandro Rojas e Juan Sebastian Vasquez

 

Siete una coppia che parte da Barcellona diretta a Miami con l’intento di rifarvi una vita. Siete pieni di dubbi, speranze, paure. Vi chiedete se questa è la scelta giusta, lasciar tutto e ricominciare in un altro luogo, in un altro mondo. Forse un giorno ripenserete a questo momento, ma ora no, ora siete pronti per andar via, avete salutato i vostri cari, quelli che lasciate a casa e partite. Tutti questi pensieri sono incarnati nei visi dei due attori, i bravissimi Alberto Amman (Cella 211, Narcos, Griselda) e Bruna Cusi e vederli nell’aereo e poi atterrare felici allo scalo di New York ce li fa sentire vicini, simpatici. Fai il tifo per loro, per Diego, pianificatore urbano venezuelano e Elena, ballerina catalana, perché sono due persone coraggiose che insieme hanno deciso di provarci. Solo che al controllo passaporti a New York vengono fermati e interrogati da un funzionario della polizia di confine. I due, nel corso del duro e intenso interrogatorio, scopriranno segreti e verità su ognuno di loro. E’ un film piccolo piccolo (anche nella durata, 75 minuti) questo esordio alla regia in un lungometraggio di Alejandro Rojas e Juan Sebastian Vasquez: ambientato per lo più nella stanza dell’interrogatorio ha il suo punto di forza in una sceneggiatura orchestrata alla perfezione. Una scrittura che rientra nella migliore tradizione del dramma-suspense con l’aggiunta del kammerspiel (inevitabile, visto che l’azione si svolge quasi sempre nello stesso ambiente) dove l’incalzare delle domande e delle risposte fa crescere l’ansia in chi guarda trasformandolo in un vero e proprio thriller. Una pellicola che fa dell’essenziale un’altra arma vincente: non un movimento di camera che non sia necessario, musica solo sui titoli di testa e coda, mentre luce che salta all’improvviso e rumori che provengono dall’esterno della stanza dove si svolge l’interrogatorio rendono alla perfezione il senso di straniamento e isolamento degli interrogati. Premiato in vari festival indipendenti tra cui Malaga 2022 (Alberto Amman migliore attore), Kolkata 2022 (miglior film), Premio Feroz 2023 e Premio Gaudì 2023 (miglior sceneggiatura originale). Un film godibile e credibile, anche nella parte finale. Al cinema.