Un’anziana signora, Lee Miller, racconta a un giovane giornalista, venuto a intervistarla nella sua casa di campagna, la storia della propria vita. Partendo dagli anni ‘30 Lee Miller, modella americana conduce una vita bohemien nel sud della Francia, attorniata da amici come Paul Eluard, Man Ray, Picasso, Dora Maar. Lì conosce il futuro marito Roland Penrose con il quale si trasferisce a Londra. Lui è artista e poeta, lei smette di fare la modella e inizia il lavoro di fotografa di moda e di arte. Ma la seconda guerra mondiale incombe. Prodotto, tra gli altri, da una Kate Winslet in gran forma che da volto e corpo alla figura di Lee Miller: il film mostra un bellissimo ritratto di donna forte e coraggiosa che osò sfidare le convenzioni dell’epoca e con caparbietà riuscì a passare da oggetto fotografato a soggetto fotografante. In questo fu aiutata da un gruppo di amici: tra di loro ci fu anche George Hoyningen - Huene (se siete a Milano andate a vedere la mostra a lui dedicata a Palazzo Reale) che la ritrasse in più di uno scatto. Alla regia nel suo primo lungo di finzione esordisce Ellen Kuras (già documentarista e direttrice della fotografia per Michel Gondry, Spike Lee, Sam Mendes, Martin Scorsese e molti altri): riesce a dare un ottimo ritmo alla vicenda, (basata sul libro di Antony Penrose “Le molte vite di Lee Miller”) senza cadute, manierismi e ricerche stilistiche particolari e interrogando la vicenda con stile documentaristico. Ottima interpretazione molta accorata della già citata Winslet (candidata come miglior attrice ai Golden globe); più misurate (ma non per questo meno efficaci) quelle di Alexander Skarsgard (Roland Penrose), Marion Cotillard e Josh O’ Connor. Nel complesso un ottimo film da non perdere. Al cinema.
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mercoledì 2 aprile 2025
giovedì 2 novembre 2023
KILLERS OF THE FLOWER MOON
Oklahoma, anni ’20. Il giovane Ernest Burkhart (Leonardo DiCaprio), reduce della grande guerra, torna nel paese natio di Fairfax per vivere sotto l’ala protettrice dell’avido zio William, detto King (Robert De Niro). Il ragazzo ama le donne e l’alcool e non sembra avere una propria volontà, tanto che lo zio lo spinge a sedurre Mollie (una notevole Lily Gladstone), indiana Osage per sottrarle il denaro proveniente dai terreni. Gli Osage, infatti, avevano scoperto che sotto le terre di loro proprietà si celavano enormi giacimenti di petrolio, in un’epoca in cui l’oro nero era molto apprezzato per via del commercio delle auto che andava sviluppandosi in quegli anni. Gli Osage divennero la popolazione più ricca al mondo ed è ovvio che tale ricchezza facesse gola a molti. Lo zio King è un abile manipolatore e, se da una parte sembra un benefattore per la cittadina e la comunità indiana, dall’altra non esita a mettere in pratica i suoi diabolici piani per accaparrarsi terreni e denaro. Martin Scorsese (80 anni e non sentirli!) dirige questo bellissimo e intenso film, partendo dalla storia vera (narrata nel saggio di David Grann, Gli assassini della terra rossa) dello sterminio del popolo Osage. Scrive (insieme a Eric Roth) la sceneggiatura e intesse un racconto terribile di violenza e cupidigia: in questo senso lo zio King diventa una sorta di capo mafia che muove gli uomini come pedine su una scacchiera solo per il guadagno della sua famiglia. In un certo senso è la “solita” storia del popolo americano che razzia le terre dei nativi uccidendoli: il razzismo non parte dall’odio ma dal non possedere la ricchezza degli indiani. Il film è grandioso, misurato, nulla è fuori posto, e in un film di tre ore e mezza poteva anche accadere: e invece no, nessuna lungaggine, il ritmo regge, ogni scena (alcune bellissime, quelle dei rituali indiani) tiene col fiato sospeso, e si vuole sempre sapere cosa accadrà nella scena successiva. La versione originale rende meglio di quella doppiata, si entra di più nel racconto. Dal punto di vista della recitazione DiCaprio ha una certa paralisi facciale (come nella locandina) che pure è del personaggio, per cui alla fine se la cava bene. De Niro è grande, come sempre. Lily Gladstone è bravissima e intensa, speriamo che rientri nella corsa per l’Oscar. Nel cast anche Jesse Plemons, Brendan Fraser e John Lithglow. Il titolo si riferisce ai fiori violacei che nascono in Oklahoma e che gli Osage chiamavano “flower moon”. Presentato fuori concorso a Cannes. Da non perdere. Al cinema.
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