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martedì 14 gennaio 2025

L'ABBAGLIO di Roberto Andò

Partendo da Quarto (a Genova) il generale Garibaldi (il solito camaleontico Tommaso Ragno) aiutato dal colonnello Vincenzo Giordano Orsini (un grande Toni Servillo) arruolò e condusse in Sicilia mille uomini allo scopo di sconfiggere i Borboni e creare così il Regno d’Italia sotto la guida di Vittorio Emanuele II. Il nuovo film di Roberto Andò è un’opera storica da lui ben scritta (con Ugo Chiti e Massimo Gaudioso) che segue molto le vicende del colonnello Orsini: questi condusse uno sparuto gruppo di soldati verso l’interno dell’isola per farsi inseguire dai borbonici che lasciarono così sguarnita la milizia a Palermo e facilitarono l’entrata di Garibaldi nella città sicula. Seguendo poi un breve racconto di Leonardo Sciascia (Il silenzio) che molto sta a cuore al regista siciliano (lo scrittore fu suo mentore) mostra un episodio poco conosciuto all’interno della missione di Orsini. Il risultato è un ottimo affresco storico in cui si respira un’aria patriottica: si percepisce la forza dello spirito idealistico che guidò Garibaldi verso la libertà dei popoli oppressi dai borbonici, genti di tutte le regioni e i dialetti d’Italia riuniti per sconfiggere lo straniero. L’opera sembra chiedersi, col senno di poi, se non fu tutta un’illusione, quella di combattere tutti uniti per uno scopo comune. C’è un discorso interessante che affiora a tratti sul concetto di libertà e sull’importanza di battersi per questo valore. Nel percorso affabulatorio introduce anche le vicende tragicomiche di due siciliani (gli ottimi Salvatore Ficarra e Valentino Picone) che si arruolano per motivi personali, disertano, e in seguito giocheranno un ruolo fondamentale all’interno della storia. Ottime interpretazioni anche di Giulia Andò, Leonardo Maltese, Pascal Greggory e della sempre magnifica Giulia Lazzarini. Da vedere, al cinema.

venerdì 25 ottobre 2024

IDDU - L'ULTIMO PADRINO di Fabio Grassadonia e Antonio Piazza

Catello Palumbo, ex sindaco di un paese siciliano, esce dal carcere di Cuneo dopo aver scontato la pena per concorso in associazione mafiosa. Tornato a casa si accorge subito di non aver più peso nella vita della cittadina e accetta di collaborare con i servizi segreti, iniziando così un rapporto epistolare, a base di pizzini, con il giovane latitante Mattia Messina Denaro, con lo scopo di favorirne la cattura. Giunti al terzo film Fabio Grassadonia e Antonio Piazza ispirandosi liberamente a fatti realmente accaduti (e inventando alcuni personaggi) raccontano con grande coraggio un episodio vero avvenuto durante la latitanza del giovane capo mafia. Tra grandangoli e primi piani il duo registico abbandona la poesia di "Salvo" e il racconto reale ma favolistico di "Sicilian ghost story" per utilizzare a piene mani l'ironia del tragicomico e del sarcastico. Molti episodi del latitante sono trattati con un umorismo viscerale dovuto anche al fatto, ribadito anche dai due registi, che il loro non è un film biografico. Prendendo in esame le lettere scritte dal boss (che fanno parte del libro “Lettere a Svetonio” di Salvatore Mugno) ricreano situazioni più o meno verosimili, seguendo la “loro” logica di story tellers che rimodellano la realtà. La figura di Palumbo è la chiave di questa vicenda, un uomo tanto machiavellico quanto ridicolo, quasi una caricatura che l’ottimo Toni Servillo interpreta seguendo le regole mutevoli di una recitazione in movimento e mai fissa. Più controllato Elio Germano nel personaggio di Messina Denaro, reso come intrappolato nella immutabilità  del proprio ruolo di boss. Nel cast sono da citare anche le bravissime Barbora Bobulova e Antonia Truppo, nonché il camaleontico Fausto Russo Alesi. Fotografia di Luca Bigazzi, musiche molto belle di Colapesce. Un gran buon film da vedere. Al cinema.