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martedì 17 dicembre 2024

IL TRENO DEI BAMBINI di Cristina Comencini


Amerigo, celebre violinista ricorda la sua vita passata e di come fu salvato dalla famiglia cui venne affidato. Infatti nel 1946 il partito comunista di Napoli organizzò alcuni treni detti "della felicità" che portavano i bambini poveri e denutriti dalla città partenopea, pesantemente colpita dalla guerra, a Modena e provincia per essere affidati alle famiglie delle campagne locali. Si trattava di accoglienza e non di carità, tant'è che passati sei mesi i bimbi potevano scegliere se tornare alla loro città natale o rimanere al nord. Tratto dal bel libro omonimo di Viola Ardone, Cristina Comencini dirige con mano sicura senza pietismi e lungaggini un film bello e commovente su un fatto realmente accaduto che diede un futuro a un’infanzia cui sembravano negate sopravvivenza e educazione. Il suo sguardo si sofferma anche sul ruolo delle donne comuniste dell’Emilia che, in assenza degli uomini partiti in guerra e che ancora dovevano rientrare nei paesi di nascita, si rimboccarono le maniche e svolsero le mansioni che abitualmente spettavano ai maschi. Alcune di loro combatterono i partigiani in nome di un'Italia non più divisa tra nord e sud ma unita. E’ proprio l’unità di un’Italia dei tempi andati che emoziona perché fa pensare a un periodo storico in cui l'ideologia aveva un'importanza enorme e ci si batteva per essa. Il film tratteggia anche questo aspetto, senza entrare a piedi uniti nell'argomento ma facendolo intravvedere come una parte della narrazione. La regista dirige bene anche il bravo gruppo di attori e attrici, tra cui svetta una grandissima Barbara Ronchi, cui basta un semplice movimento della testa per dare espressività al personaggio di Derna, comunista ex combattente; Antonia Truppo in un ruolo non da cattiva (finalmente!) è molto molto brava e convincente. Mentre Serena Rossi gigioneggia un poco esprimendo una napoletanità che fa pensare a una copia di Sofia Loren. Molto bravo anche Francesco Di Leva (ma quando mai non lo è!) e Manuel Cervone che impersona Amerigo bambino con grande naturalezza. Un po' “fermo” dal punto di vista espressivo Stefano Accorsi. Il film, presentato su grande schermo alla scorsa Festa del cinema di Roma viene distribuito direttamente e in esclusiva su piattaforma digitale. Da vedere, su Netflix.

giovedì 3 ottobre 2024

FAMILIA di Francesco Costabile


Licia Celeste e i figli piccoli Luigi e Alessandro vivono in un quartiere periferico di Roma. Il padre, Franco, è in carcere per una rapina a mano armata. Quando esce la moglie è impaurita, cambia la serratura alla porta e lo stato di famiglia all'anagrafe: l'uomo infatti la brutalizza, la picchia e le incute un terrore che perfino i bambini sono costretti a subire. La donna chiede aiuto e l'uomo è allontanato, i figli separati dalla madre. Dopo anni si ritrovano uniti e vivono ancora insieme, ma Franco torna a incutere terrore alla moglie. Famiglia è una parola che deriva dal latino, familia, con cui si indicava, all'epoca degli antichi romani, il gruppo di servi e schiavi (ma anche figli e moglie) che erano proprietà del capo della casa. In questo senso va letto il titolo del nuovo, potente e terribile film di Francesco Costabile, qui alla seconda prova registica di finzione dopo il precedente "Una femmina" del 2022. Familia è un'opera notevole che parla di patriarcato, di maltrattamenti sulle donne, del rapporto tossico che spesso si crea e di violenza assistita: ovvero di un tipo non fisico ma psicologico che, se viene vista da un bambino (per esempio il padre che picchia la madre) sconvolge la sua mente giovanile e lo può portare a svariati effetti. Inoltre il film è ancora più spaventoso perché tratto da una storia vera: il soggetto attinge al libro di Luigi Celeste "Non sarà sempre cosi" basandosi sul suo vissuto. In seguito il regista scrive la sceneggiatura con Vittorio Moroni e Adriano Chiarelli, trasporta la storia da Milano (zona Giambellino) a Roma e lo arricchisce con scelte e visioni registiche interessanti. Non si pone come essere giudicante, il suo occhio coglie con sapienza intellettiva e filmica quegli aspetti, anche nascosti, dell’oscurità dell’animo e dei delicati e profondi rapporti umani all'interno di quel microcosmo della società che è la famiglia. Una fami(g)lia che è carente (cui potrebbe mancare la "g" per essere perfetta) di amore, di dialogo, di sicurezza. E di rispetto: della vita, degli affetti che bisogna imparare a gestire e non a prendere o a pretendere. Il film inoltre mostra come il nostro paese (che cancellò il delitto d'onore solo nell'agosto del 1981), non fosse preparato in termini di aiuto alle donne maltrattate né ai loro figli: la legge anti stalking arrivò solo nel 2009! Il film vanta un cast di attori notevoli, a cominciare dal giovane Francesco Gheghi (a Venezia premio Orizzonti per la miglior interpretazione maschile), Francesco Di Leva (Premio Pasinetti), Barbara Ronchi, Marco Cicalese, Tecla Insolia (a Venezia, premio Nuovoalmaie Talent Award per la miglior attrice esordiente). Un film da vedere. Al cinema.