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sabato 2 novembre 2024

IL TEMPO CHE CI VUOLE di Francesca Comencini

 


Francesca Comencini scrive e dirige un film autobiografico, sulla figura del padre Luigi e del rapporto avuto con lui fin dall'infanzia. In seguito, mentre il paese è martoriato dagli anni di piombo e dalla ribellione contro sistema e famiglia, la giovane combatte contro la tossicodipendenza in cui è caduta. Per questo è aiutata dal padre che mette da parte il proprio lavoro  e la porta a Parigi per "il tempo che ci vuole" a curarla e a farla star bene. Forse discutibile ma di grande effetto l'operazione in scrittura e shooting del rapporto che Francesca ha avuto col genitore: esclude dal racconto la madre e le tre sorelle per sottolineare l'importanza esclusiva della relazione che riguardava solo lei e il padre. Ne esce un ritratto mirabile di un uomo di altri tempi, un signore gentile ma deciso nel far rispettare i diritti suoi e della figlia. Già Truffaut (e molti altri dopo di lui) ci avevano mostrato la bellezza del cinema che racconta e mostra il cinema: al pari qui Francesca Comencini ricorda la sua partecipazione da bambina a “Le avventure di Pinocchio”, famoso sceneggiato tv scritto e realizzato dal padre con Manfredi, Lollobrigida, Franchi e Ingrassia. Così come la vediamo sul set del film di Luigi Comencini “Un ragazzo di Calabria” sceneggiato insieme al padre. Il punto di forza della pellicola è proprio “Il tempo che ci vuole” a mostrare la bellezza dell'innamoramento psichico che una figlia può avere per il padre. Ne esce l’immagine di un rapporto commovente e emozionante, così come emozionanti sono i due fantastici interpreti, Fabrizio Gifuni e Romana Maggiora Vergano. Da vedere. Al cinema.

lunedì 6 maggio 2024

CHALLENGERS di Luca Guadagnino

 


Patrick e Art sono due talentuosi giocatori di tennis che dopo aver vinto la finale di doppio giovanile del torneo US Open incontrano Tashi, astro nascente del nuovo tennis femminile e ne restano molto attratti. Poiché il giorno dopo i due ragazzi dovranno giocare uno contro l’altro nella finale del torneo giovanile Tashi promette il proprio numero di telefono al vincente. Dal momento che i due sono molto legati tra loro la proposta della ragazza inizia a minare il loro rapporto di profonda amicizia trasformandolo in una rivalità che continuerà negli anni a venire. Tranquillizzatevi, il nuovo film di Luca Guadagnino non è esclusivamente sul tennis. Lo sport in questione viene usato per raccontare una storia di amicizia e amore, di prime esperienze, di sentimenti travolti, un coming of age particolare che ricorda, per certi versi, l’eccezionale “Jules e Jim” di Francois Truffaut: anche lì i due amici sono attratti dalla stessa ragazza e vivono un rapporto a tre che rinsalda l’amicizia tra i due uomini. Sono passati più di sessant’anni dal capolavoro del maestro francese e nessuno si scandalizza più per film che parlano (peraltro in “Challengers” piuttosto velatamente) di relazioni triangolari. Il punto è che nel film di Guadagnino tutto è ben misurato, forse anche troppo, e l’operazione sembra studiata a tavolino, tralasciando la parte empatica che è poi quella che nei film colpisce di più lo spettatore. Che qui rimane colpito (o meglio dire stordito) dalla musica elettronica di Trent Reznor e Atticus Ross (Nine Inch Nails) lanciata a tutto volume per buona parte del tempo per creare contrasto con immagini pacate, e spesso, al rallentatore. E’ un peccato, perché Guadagnino sa filmare, è bravissimo nel tenere alto il ritmo, la sceneggiatura fila liscia come l’olio, tutto scorre tra i vari sbalzi temporali (e umorali) della storia. Eppure si arena, non colpisce con la potenza della palla da tennis sparata a tutta forza da una parte all’altra del campo. Tra gli interpreti spicca uno strepitoso Josh O’Connor (Patrick) mentre vari passi indietro rimangono Mike Faist (Art) e Zendaya (Tashi) qui anche nella veste di produttrice. Nonostante l’impressione di un’occasione persa è un film che merita la visione. Al cinema.