Parigi: dalla stanza di un
appartamento vuoto un killer professionista, metodico e rigoroso, si prepara al
proprio incarico: uccidere un uomo in una camera di un’abitazione situata a diversi
centinaia di metri da lui. Mentre attende il momento propizio un flusso di coscienza
continuo ci parla del suo lavoro come di una routine noiosa, dove la mancanza
di empatia favorisce il proprio compito. Armato di fucile di alta precisione il
killer si dispone a compiere il suo lavoro, ma proprio sul momento di sparare una
donna si frappone tra lui e l’obiettivo e il killer fallisce. Da quel momento
in poi la sua vita si complica e dovrà fare i conti con chi cerca di eliminarlo
perché ha fallito nel suo compito. L’ultima opera di David Fincher, adattamento
cinematografico dell’omonima graphic novel scritta e illustrata dai francesi
Matz e Luc Jacomon, è un action thriller diviso in sei parti ed è molto
godibile, sia per come viene narrata la vicenda, sia per la costante tensione
che si respira, aiutata molto anche dalle sonorità elettroniche di Trent Reznor
e Atticus Ross e dal montaggio preciso di Kirk Baxter, veterano dei film di Finch.
Il killer (un gelido e imperscrutabile Michael Fassbender) non parla molto eppure
suscita nello spettatore quell’empatia un po’ perversa verso un criminale perseguitato
“solo” per aver fallito il proprio lavoro e che uccide per vendicarsi. Presentato
in concorso al Festival di Venezia il film è uscito per pochi giorni solo in alcune
sale e poi è stato distribuito (come il precedente “Mank”) da Netflix. Nel cast
di questo bel film anche Charles Parnell e Tilda Swinton. Da notare la colonna
sonora, composta quasi interamente da canzoni degli Smiths. Su Netflix.

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