Udite udite, Woody Allen è
tornato! Intendiamoci, non che sia mai veramente partito. Il fatto è che negli
ultimi anni i suoi film erano un po’, come dire, insipidi, mai realmente
interessanti; c’è da dire che non è facile, per nessuno direi, scrivere e
dirigere un film all’anno, c’è il rischio di perdersi nella scrittura, nella
direzione, figuriamoci nelle idee. Poi a 85 anni, dopo il suo precedente
“Rifkin’s Festival” decide evidentemente di fermarsi e festeggiare degnamente
la sua bella età. Questo lo ipotizziamo noi. Fatto sta che tra quel film e
l’attuale “Un colpo di fortuna” passano tre anni e le idee tornano alla grande. E
più che di fortuna parlerei di colpo di genio. Certo, perché Woody torna a
Parigi, dopo il gradevole “Midnight in Paris” del 2011, e decide che il suo
nuovo film sarà in francese, con attori (e che attori!) francesi e la tematica
una delle più amate da Allen: l’amore contrastato, il dramma e il caso. La
mente va, giustamente, a “Match Point”. Jean (un ottimo Melvil Poupaud!) è
sposato con Fanny (la semisconosciuta e brava Lou de Laâge) da
alcuni anni: la loro vita sembra perfetta, entrambi sono realizzati nel lavoro,
vivono in una bella casa, eppure un sottile strato di noia si è incuneato nel
loro rapporto di coppia. Perciò quando Fanny incontra casualmente per strada
Alain, (il bravo Niels Schneider) suo ex compagno di liceo che la riempie di
attenzioni e dice di amarla dai tempi della scuola, la donna si sente
lusingata e mano a mano rimane sempre più attratta dall’uomo. Tra di loro
inizia una relazione che diventa ben presto molto importante tanto che Fanny
vorrebbe lasciare il marito. A questo punto … vi lascio e non vi dico più
nulla. Woody Allen ci piaceva molto con la sua comicità e il suo umorismo degli
inizi, ora ancor di più ci piace questa fase assai matura in cui i sentimenti e
il dramma hanno preso sempre più il sopravvento. Qui è bravo, ca va sans dire,
nel presentare i fatti senza compiacimento né giudizi, nei dialoghi quasi
rohmeriani sull’amore, nel rendere il tutto così naturale che sembra che la
storia si racconti da sé. Spunta qua e là il suo vecchio e caro umorismo, forse
un po’ nero. Da non perdere. Al cinema.

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