Un
uomo e una donna si incontrano una notte a Helsinki in un karaoke. Si notano l’un
l’altro e si piacciono subito ma nessuno fa la prima mossa. La donna lavora in
un supermercato, l’uomo è operaio meccanico, poi entrambi perdono il lavoro,
lei perché ha rubato cibo scaduto, lui per alcolismo. Nel corso delle stagioni
si sfiorano, le loro solitudini e le loro povertà sono simili ma la casualità
sembra sempre intromettersi tra loro: numeri di telefono persi, appuntamenti mancati,
addirittura un incidente. Aki Kaurismaki scrive e dirige un film delizioso sull’incontro
di due anime forse non pure ma in cerca di un appiglio importante e definitivo nella
loro vita vuota d’amore. Un film delicato che senza lungaggini (in tutto la pellicola
dura un’ora e venti titoli finali compresi!) ci mostra la durezza della vita precaria
e la disperazione della solitudine in una società che non bada ai poveri e agli
ultimi. Il film è perfetto, ben calibrato nel ritmo del tempo che passa e negli
eventi che capitano. Ha questa lievità del racconto che si mostra senza essere
giudicato, un po’ come lo sguardo del regista che si tiene lontano non per
indifferenza ma per accortezza, avendo poi la capacità di trasformare il pianto
in sorriso. Come lo stesso regista ha spiegato “Foglie al vento” si può porre
all’interno della trilogia formata da “Ombre nel paradiso”, “Ariel” e “La
fiammiferaia”. Kaurismaki si prende la libertà, in questo suo film molto godibile,
di omaggiare Jarmusch, Bresson, Chaplin e altri. Premio della Giuria al
Festival di Cannes 2023. Da vedere. Al cinema.

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